Rivoluzione Industriale 4.0

XIX secolo: prima rivoluzione industriale, invenzione della macchina a vapore e utilizzo del carbone come materiale di combustione.

Fine XIX secolo: seconda rivoluzione industriale, invenzione del motore a scoppio, dell’elettricità, e del petrolio.

XX secolo: terza rivoluzione industriale, utilizzo dell’energia atomica, dell’astronautica e dell’informatica.

XXI secolo: quarta rivoluzione industriale, introduzione dell’elettronica digitale in oggetti fisici di diversa natura.


Rivoluzione Industriale 4.0

Cos'è la Rivoluzione industriale 4.0?

Leggiamo il termine “Industria 4.0”, per la prima volta, all'interno di un documento tedesco che, nell'aprile 2011, venne presentato alla fiera industriale di Hannover. Già 7 anni fa era chiara la direzione verso cui si stava andando: l’internet delle cose che avrebbe cambiato completamente il nostro modo di vivere.


Con questo termine intendiamo un neologismo che si riferisce all'estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. La nuova rivoluzione industriale si configura come il giusto mix tra atomi e bit: gli oggetti fisici che oggi utilizziamo giornalmente si fondono con l’elettronica digitale, l’informatica e la rete.


Auto sempre più connesse, scarpe con chip incorporati che monitorano la corsa, orologi connessi ai cellulari e occhiali che ti permettono di vivere in una realtà aumentata vengono denominati smart object. I prodotti non saranno più semplici oggetti passivi, ma verranno connesse alla rete diventando dei sistemi cyber fisici, digitali e atomici.


Anche le fabbriche si trasformano in un cyber-sistema con utensili digitali come stampanti 3D, robot e sistemi di automatizzazione. Non basteranno, quindi, normali operai, ma persone preparate come ingegneri ed esperti di settore.

Futuro troppo lontano per l’Italia?


Rivoluzione Industriale 4.0

La risposta è no; l’Osservatorio delle competenze digitali nel 2017 ha affermato che, anche se i nuovi lavori sono scritti in inglese, la richiesta in italia è altissima. Anche Microsoft si esprime in merito dicendo che, entro i prossimi 20 anni, circa il 65% delle persone faranno un lavoro che oggi ancora non esiste.


Ma a dare i numeri non sono solo i colossi della tecnologia; in Italia, infatti, a prendere seriamente questa nuova rivoluzione digitale è stata la Commissione Lavoro del Senato che conferma la teoria secondo cui entro il 2025 più del 44% degli occupati cambierà mansione.

Ecco che arriva, anche in Italia, il cosiddetto mismatching: il fenomeno che rappresenta il gap tra la richiesta di skill specifiche da parte delle aziende e le capacità delle persone che si candidano.


Le aziende che utilizzeranno l’intelligenza artificiale saranno sempre di più: si pensa ad un incremento del +55% entro il 2020.

I fatturati che oggi registrano le aziende che hanno fatto propria questa nuova tecnologia lievitano in modo esponenziale (12.5 miliardi di euro nel 2017) senza considerare che godono di benefici importanti come maggiore velocità di produzione, automatizzazione e margini di errore ridotti al minimo.


Comunque sia, la vera rivoluzione deve avvenire nella mente delle persone. È importante, oggi più che mai, cambiare mentalità e prepararsi ad un futuro diverso, veloce e smart. Sono necessarie persone che hanno voglia di imparare, di buttarsi nell'ignoto e di accettare nuove sfide e non di conservatori che non fanno altro che ripetere “Eh, era meglio come si faceva una volta”.

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